SALIF KEITA

SALIF KEITA

In molti paesi africani essere un albino è una stigma pressoché incancellabile. Salif Keita (n. 1949, Mali) è stato marchiato da questa stigma fin dall’infanzia passata a Djoliba, villaggio a ovest di Bamako, a poca distanza dal cuore dell’antico impero mandingo.

La tradizione vuole che le sue origini nobili (è discendente diretto di Soundjata Keita, che fondò l’impero del MAL nel 1240) impediscano a Salif Keita di diventare cantante. I genitori lo vorrebbero insegnante, ma la passione musicale porta Salif Keita, insieme al fratello, sulle strade e nei bar di Bamako. Diventa così il primo Keita a cantare in pubblico e con il tempo arriva a sviluppare uno stile fortemente debitore alla tradizione mandinga, con tempi medi e armonie statiche su cui poggiano melodie ornamentali e dolci e ariose linee vocali. 

Introdotto alla fama nazionale dalla militanza nella Rail Band du Ballet Hotel de la Gare, Salif Keita la abbandona momentaneamente nel 1972 per un viaggio fuori dal Mali. Al ritorno, scopre che un altro membro della band, Mory Kanté, ne ha preso le redini. Come risposta, Salif Keita abbandona la Rail Band e si unisce ai rivali Les Ambassadeurs du Motel, band dallo stile meno tradizionale e più marcatamente influenzato da ritmi e sonorità europee e sudamericane. Con loro Salif Keita incide, tra il 1973 e il 1978 cinque album e due singoli. In particolare, MANDJOU (1978) diventa un successo di vaste proporzioni. Ntoma, sempre tratta da MANDJOU, riapparirà come M B’i fe nell’acclamato album AMEN (1).  

Diventata una stella locale, Salif Keita, insieme con Kanté Manfila e altri due musicisti degli Ambassadeurs, volano negli Stati Uniti per registrare con musicisti locali PRINPRIN, destinato a diventare un nuovo classico. Due anni dopo i contrasti tra Salif Keita e Manfila portano alla defezione del primo, che nel 1984 si trasferisce a Parigi e inaugura una brilante carriera solista. La sua apparente inattività innesca voci sulla precarietà della sua salute, anche se Salif Keita continua la propria attività di musicista registrando SORO, album di fusion inciso con il tastierista francese Jean-Philippe Rykiel e il produttore senegalese Ibrahima Sylla. L’album segna uno standard per la nuova musica di derivazione mandinga, rivelandosi disco seminale per un folto gruppo di musicisti legati a Salif Keita, nonché uno dei dischi africani più venduti nel mondo. Per l’incisione dell’album AMEN (1) Salif Keita, orientato verso un suono alla Weather Report, assolda Joe Zawinul, Carlos Santana e un gran numero di strumentisti provenienti dal Mali e dalla Francia. Il disco frutta a Salif Keita una nomination al Grammy. L’album Les Ambassadeurs International (2) pesca invece nel repertorio degli Ambassadeurs del periodo prcedente alla carriera solista.    

Nel tempo, l’attività di Salif Keita in Europa (e in Francia, in particolare) si fa più intensa e comprende una collaborazione, nel 1992, con Steve Hillage per la creazione della colonna sonora di Uenfant lion, parte della quale viene inclusa nell’antologia The Mansa OF Mali... A Retrospective (3). Verso la metà degli anni Novanta, con una serie di concerti in Australia e Stati Uniti, la musica di Salif Keita si apre nuovi mercati.

 

DISCOGRAFIA DI SALIF KEITA:

(1) AMEN (Mango 1991 USA)

(2) Les Ambassadeurs International (Rounder 1992 USA)

(3) The Mansa OF Mali... A Retrospective (Mango 1994 USA) ant. con inediti

(4) Folon (Mango 1995 USA)

(5) Rail Band (Melodie 1996 USA)

(6) Folon (Mercury 1996 USA)

(7) Seydou Bathili (Sonodisc 1997 USA)

 

RIFERIMENTI A SALIF KEITA:

(8) Sanougue Kouyate / Balendala Djibe (Mango 1991 USA)

(9) Artisti Vari / Red Hot & Blue (Chrysalis 1991 GB)

(10) Artisti Vari / Go-Man-Go (Mango 1992 USA)

(11) Wagner Tiso / Baobab (PolyGram 1992) col. son.

(12) Artisti Vari / Africa: Never Stand Still (Ellipsis Arts 1994 USA)

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